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July 18 origamiil governo attuale ha le forbici in mano, ma sarebbe meglio dire la
mannaia, un mitra nell'altra e un bel sorriso stampato in faccia.
Poiche però il primo piano e il mezzobusto non fanno vedere le
estremità articolari, alla televisione appare solo quel bel sorriso,
che cela il ghigno tipico di chi ti sta per mettere a novanta gradi. Ad agosto inizieremo ad avere pattuglie dell'esercito nelle città, per aumentare la sicurezza dei cittadini. Sempre per aumentare la sicurezza dei cittadini, recentemente sono stati approvati tagli alle forza di polizia per un totale di 3,2 miliardi di euro. E' sempre stata volontà dell'attuale gruppo di governo destinare fondi pubblici alla scuola privata, per migliorare lo stato dell'istruzione in Italia. Per lo stesso motivo, la recente decisione della Gelmini di togliere fondi importanti alle università (articolo APCOM). Per quanto riguarda il problema della sanità, si risolverà tutto con il passaggio della legge antiintercettazioni: infatti, una volta che saranno bandite, non si verrà più a sapere di quanto accade nelle cliniche del milanese o come vengono utilizzati i fondi della regione Abruzzo. I trasporti non hanno problemi: il caso Alitalia è sparito a fine campagna elettorale, non fossaltro che sono stati fatti passare sottobanco, contro il regolamento UE in materia, 300 milioni di denaro pubblico, che non serviranno a nulla alla compagnia, anche perchè se li è già intascati chi di dovere. La giustizia ed i procedimenti processuali miglioreranno grazie allo snellimento delle pratiche e dei magistrati, in senso letterale poichè gli sarà abbassato lo stipendio se continuano a protestare contro le leggi salvapremier. e comunque ci sarà bisogno di molti meno processi poichè un sacco di reati cesseranno di essere considerati tali. Per aumentare l'unità nazionale, evitando che elementi sovversivi possano manipolare il pensiero comune, si sta attuando un piano per limitare l'accesso ed i contenuti dei social networks, youtube in primis. Con questo governo stiamo collezzionando tagli e limitizioni, in settori che semmai meritano un ampliamento. è in corso un art-attac dove dallo scatolone vengono prese solo le forbici. Senza punta arrotondata. L'Italia sta per essere plasmata a stato origami: ritagliato, immobile, fragile, di proprietà. Prima si getta fumo negl'occhi, con l'abollizione dell'ici (soldi sottratti ai comuni che adesso dichiarano bancarotta o destinano i poliziotti a fare multe invece che al pattugliamento e alla sicurezza) e del bollo auto, si fissa l'inflazione a 1,7%, mentre quella reale è ben sopra al 4, con un 5% per generi alimentari ( la pasta è al +40%) così che si abbia una abbassamento del reddito reale delle famiglie. I tagli all'università la renderanno più cara e appannaggio eclusivo di una ristretta minoranza, in modo da troncare la futura classe intellettuale, l'unica che non guarda veline con Greggio la sera e studio sport, ma rimpiangie Enzo Biagi e si consola con Blob, l'unica che può capire e quindi agire contro l'attuale governo. Dalle strade vengono tolti i poliziotti ordiari, legati alla realtà locale e indipendenti da logiche e inciuci delle alte sfere, e rimpiazzati dall'esercito, direttamente controllabile dal governo. la magistratura sta assumendo ormai la veste del diavolo (rosso) contro la politica di benessere del nostro primo ministro (benessere per lui), cosicchè presto avremo un organo di giustiza succube della situazione politica (magari rinascerà il reato di opposizione..). Limitando i social networks non potremmo dare testimonianza e scambiare pareri. La situazione attuale e dell'immediato futuro si sta facendo tetra e terribile. Con il fallimento di Alitalia poi, non potremo nemmeno scappare. July 01 circa come quiecco un articolo tedesco.. fa ricordare i punti della campagna "aborto
no grazie" di ferrara. certo, la vicenda è accaduta in Polonia, ma qui
non è molto diverso: ricordo di un referendum sulla fecondazione
assistita, al quale il clero ha dato ben più di qualche lieve
dimostrazione di dissenso (da buoni pastori.. con tutte le pecorelle e
pecoroni a seguirli). si spendono milioni di euro in italia per
finanziare la chiesa di roma (soldi statali, che paga con le tasse
anche chi è ateo, musulmano, scientologista e chi adora il begattino
verde), sconti sulle tasse immobiliari, destinazioni all'otto per mille
piuttosto strane.. certo, la cultura cattolica fa parte della nostra
storia, siamo profondamente legati ecc ecc, ma ritengo insensato
compromettere il presente ed il futuro per mantenere in vita il
passato. pur nella sua infinita bontà, la chiesa non potrà aiutare le
famiglie italiane ad arrivare a fine mese, seppure ne sfrutta le tasse,
non risolverà i problemi di giustizia, nemmeno se silvio si confessasse
all'ormai pensionato ruini (e ruini a lui), non può dare una soluzione
al problema dell'integrazione degli immigrati, nonostante l'infinita
carità che alcuni fedeli possono operare verso questi diseredati, non
risolve il problema del lavoro per i giovani, anche se sono disponibili
numerosi posti come parroco, non aiuterà a cessare lo sfacelo della
sanità, comunque contando i volontari che confortano i malati
terminali. può dare soddisfazione a necessità morali e far sentire ogni
fedele membro di un gruppo. certo, non di solo pane vive l'uomo, ma
prima di tutto di quello. I vescovi vogliono la scomunica per l’aborto [TAZ] La Ministra della Salute polacca sarà punita per aver aiutato una quattordicenne stuprata ad abortire I vescovi cattolici vogliono scomunicare la Ministra della Salute. Ewa Kopacz ha aiutato una quattordicenne stuprata a far valere i propri diritti nominandole una clinica dove avrebbe potuto sottoporsi ad un’interruzione di gravidanza. Visto che, a seguito delle rigidissime leggi polacche, ci sono solo tre motivi che giustificano un’interruzione di gravidanza: pericolo per la salute della madre, gravi malformazioni del feto e stupro. Tuttavia, nonostante Agata avesse presentato tutta la documentazione necessaria, i medici hanno respinta la richiesta. Perchè alle costole della ragazzina si era incollato un prete cattolico che ha parlato alla coscienza di ogni medico. Il diritto divino avrebbe più valore di quello della ragazza. Considerato che il braccio della chiesa cattolica in Polonia arriva lontano e i contrari all’aborto, istigati da Radio Maryja, hanno già demolito auto o scritto “assassino” sulle mura di casa di medici, tutti i medici, di conseguenza, si sono rifiutati di compiere l’intervento. “Io non mi sento colpevole”, ha dichiarato invece Ewa Kopacz, Ministra della Salute polacca e cattolica praticante. “Quella ragazza aveva diritto ad abortire. E’ stata violentata. Il rispetto della legge che da decenni è in vigore in Polonia non può essere diventato improvvisamente una cosa sbagliata”. Ciononostante hanno richiesto la scomunica della Ministra non solo il quotidiano di estrema destra Fronda ma anche il vescovo di Danzica, Tadeusz Goclowski, così come il vescovo Stanislaw Stefanek. L’ex presidente del Consiglio di Famiglia dell’episcopato polacco ha accusato l’interruzione di rappresentare la “vittoria dell’ideologia della morte”. Fronda ha pubblicato ora sulle sue pagine internet un modulo di denuncia, con l’aiuto del quale ogni “buon cattolico” può nominare i candidati alla scomunica presso l’episcopato polacco. [Articolo originale di Gabriele Lesser] June 28 chi mi salvi dai processi una volta per tuttearticolo di Repubblica
sul ddl passato ieri.. avranno ben da rassicurare, ma la fregatura c'è,
ed è proprio quella.. 5 anni più altri 7 mandano in prescrizione buona
parte dei processi a carico, considerando inoltre che molti sono già in
ritardo. finalmente il nostro Capo di stato si degna di prendere una
posizione e di mantenerla.. e, a mio avviso, lo fa anche dalla parte
giusta. quanti porgressi per Giorgio.. questo ragazzo ha grandi
potenzialità.. il cavaliere invece se ne rimane un po' imbronciato e,
da bambino viziato e appoggiato dai suoi amichetti del pdl, scalcia,
urla piange..minaccia..serve l'affettuoso Ignazio, che col suo
facciotto dolcissimo e il sorriso affettuoso, lo rassicura e gli mette
il ciuccio. i giudici invece che stanno superlavorando per terminare il processo entro metà luglio(auguri vivissimi) non vengono rassicurati da nessuno..anzi.. iniziano a temere che nel prossimo decreto sarà punibile con 10 frustate e 15 anni di lavori forzati al ponte di messina chi istituirà processi verso le 4 massime cariche dello stato. Napolitano non molla sui processi "Via dal decreto la sospensione" di LIANA MILELLAIl presidente della Repubblica Giorgio Napolitano I saggi del presidente leggono, ufficialmente non si sbilanciano, ufficiosamente raccomandano che si rispettino alla lettera i dettati che la Consulta fissò nel 2004. Su una cosa puntano i piedi. Niente scambio tra lo scudo e la sospensione dei processi. Su quella il Quirinale ribadisce un insistente e inflessibile richiamo riassumibile in una sola parola: "Dovete cambiarla". C'è questo dietro la scena del Consiglio dei ministri di ieri. L'affanno degli uomini più vicini a Berlusconi per strappare un assenso al capo dello Stato e chiudere un patto. Un lodo giuridicamente spendibile, "un testo senza furbizie" come lo definisce il ministro della Giustizia, in cambio del via libera alla sospensione dei processi, magari in una versione leggermente ammorbidita che consenta al premier di fermare comunque il dibattimento Mills, ma non sia "l'amnistia occulta" paventata dal Csm. Lo scambio, ovviamente, non poteva riuscire. Il lodo va avanti, Berlusconi se lo vota in Consiglio, Alfano ci mette il nome e la faccia, lo rassicura: "Lassù il testo è piaciuto". Ma il Quirinale sulla "salva premier" non molla. Chiede che si lavori a "un punto di equilibrio", vuole la prova di "un dialogo", insiste su "un confronto realistico". La sospensione dei processi va modificata, altrimenti la firma del capo dello Stato sotto il dl sicurezza potrebbe essere seguita da un messaggio alle Camere contro gli eccessi dei decreti e gli sconfinamenti nella materia. Ma il premier non cede. L'ha detto ai suoi: "La norma si cambia solo se mi date la garanzia che i giudici di Milano non arrivano alla sentenza prima che il lodo venga approvato. Altrimenti io vado avanti. Ho i numeri per farlo. La sospensione passa com'è. E me ne avvalgo pure". I suoi gli hanno risposto: "Il Quirinale questa garanzia non ce la può dare". Né potrebbe. Quindi Berlusconi calibra i passi da fare e i giorni che gli restano. A metà luglio la sospensione potrebbe essere legge. Il 31 luglio pure il lodo passerà alla Camera. Potranno i giudici, con una legge a metà, "correre" per chiudere il processo prima che il Senato la vari? Bel quesito, su cui nessuno può firmare al premier una cambiale in bianco. Tantomeno il Quirinale. Per questo il Cavaliere continua a scagliarsi contro i giudici. "O governo l'Italia o passo le giornate a preparare le udienze" ha detto in consiglio. Seguito da tutti. Nessuna contestazione. Adesione bulgara. Parla solo l'aennino Matteoli ma per sollecitare un lodo più favorevole a chi ne fruisce. "Angelino, cos'è questa storia che è rinunciabile? Se è legato alla funzione e non ai soggetti, nessun soggetto può rinunciare perché non ha titolo a farlo". Il paziente Angelino gli spiega che così vuole la Consulta, Matteoli si placa. Nessuno solleva dubbi sul comma cinque, che invece agita il Pd. "La sospensione opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura". Alfano legge. Silenzio. Approvata. A consiglio finito si scatenano i dubbi. Alfano li smentisce leggendo la norma. Poi spiega: "È inutile che cercate l'imbroglio. Tanto non c'è. Il lodo vale per una sola legislatura. L'unica eccezione è che il premier può continuare a fruirne solo in caso di reincarico". La relazione al testo pare dargli ragione, poiché parla di "una limitata eccezione alla regola della non reiterabilità, nel caso del nuovo incarico assunto nella stessa legislatura". Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ride dei dubbi: "Ma di che parlate? È solo la copertura per un Berlusconi bis. E basta. La corsa al Quirinale non c'entra". Anche sul Colle sono convinti che il comma funzioni così perché lì si parla di "nomina" e l'unico a essere "nominato" è il capo del governo, mentre le altre tre figure (presidenti Repubblica, Senato, Camera) sono elette. E quindi non sono preoccupati. Invece tutti disegnano uno scenario: Berlusconi premier che poi diventa capo dello Stato e continua a godere del lodo. Oltre la legislatura, e per tutti i sette anni. Niccolò Ghedini, l'avvocato e consigliere giuridico del premier, però sembra aprire una porta: "Il lodo non è reiterabile oltre una legislatura, ma nell'ambito della stessa è possibile sia il reincarico che il passaggio da una funzione all'altra. Comunque smettetela di malignare. È un ddl. Se non è chiaro lo sistemeremo in Parlamento. Non abbiamo interesse a farlo bocciare dalla Consulta". Già, questo è il punto. Lo dice anche Alfano: "Non è affatto detto che la Corte si pronuncerà di nuovo". Perché il lodo "è austero nel contenuto, tecnicamente sobrio, non lascia spazi ad eccessi". Risponde alla richiesta fatta da Berlusconi: "Fate una legge che mi salvi dai processi una volta per tutte". (28 giugno 2008) June 23 under my (balistic) umbrellase ne sentiva parlare un po' di tempo fa.. qui in italia più che altro era diffusa la notizia di un riarmo sovietico.. a nessuno veniva in mente di chiedersi il perchè la gruandue puatria riussa, già a corto di soldi, avrebbe intrapreso una simile strada... sentito mai parlare di "scudo stellare"?? Storia del "sistema nazionale di difesa missilistica degli Stati Uniti" in Repubblica Ceca (e in Europa)Una storia infinita di bugie, manipolazioni e occultamenti“Vecchia Europa e nuova Europa. Non significate nulla, non siete nulla. Siete una colonia americana. Ritirate le vostre bandiere, esponete quella americana e riconoscete il vostro status coloniale. Siete una destinazione turistica esotica. E‘ l’unica cosa che siete in grado di fare.“ Scott Ritter, ex capo ispettore degli armamenti per le Nazioni Unite, Ufficiale dei marines durante la prima guerra del golfo (video)Anni OttantaLa stabilità nella politica internazionale era assicurata da diversi accordi e soprattutto dal NPT (Trattato di non proliferazione nucleare) del 1970 e dall‘ABM (Trattato anti missili balistici) del 1972. Negli anni Ottanta il progetto statunitense di uno “scudo stellare” stava per destabilizzare una situazione che già era molto pericolosa. Fortunatamente si raggiunse un accordo: Gorbachev e Reagan firmarono un accordo storico – il Trattato INF (missili nucleari a raggio intermedio) - che portò ad un’importante riduzione degli arsenali nucleari e segnò l’inizio della fine della guerra fredda.Anni NovantaNegli anni Novanta gli Stati Uniti ripresero lo stesso progetto tra le critiche di tutto il mondo e, nonostante l’acuirsi delle tensioni internazionali, proposero l’allargamento della NATO agli ex paesi socialisti dell’Europa dell’est. Ma gli Stati Uniti avevano già chiaro un piano, altrimenti un giornalista del New York Times, nell’ottobre 1996 non avrebbe potuto chiedere al presidente Clinton: „Questo significa che è pronto ad estendere la protezione dell’ombrello nucleare statunitense anche alla Polonia, all’Ungheria e alla Repubblica Ceca?“ („Does this mean you are ready to extend the U.S. nuclear protection umbrella to Poland, Hungary and the Czech Republic?“ NYT, 6.10.1996, domanda 4.)
L‘opposizione al progetto americano diventava sempre più forte. Il 3 dicembre 1999 il presidente francese Chirac dichiaro’: “Dobbiamo
evitare qualsiasi messa in discussione del Trattato ABM, che potrebbe
portare allo sconvolgimento degli equilibri strategici e ad una nuova
corsa agli armamenti nucleari“ („We must avoid any questioning of
the ABM treaty that could lead to disruption of strategic equilibria
and a new nuclear arms race.“ NYT, 3.12.1999). Dopo il fallimento di due test e soprattutto viste le grandi resistenze anche da parte dei più stretti alleati europei, nel 2000 Clinton rinunciò al progetto. Il Vicepresidente Al Gore commentò: „Come presidente, mi opporrei a sistemi di difesa missilistica che sconvolgessero inutilmente la stabilità strategica e minacciassero di scatenare una rinnovata corsa agli armamenti con la Russia e una nuova corsa agli armamenti con la Cina.“ („As president, I would oppose the kinds of missile defense systems that would unnecessarily upset strategic stability and threaten to open the gates for a renewed arms race with Russia and a new arms race with China.“) NYT, 2.9.2000)
Ma le cose cambiano velocemente . Nel 2002 il presidente Bush si ritira
unilateralmente dal trattato ABM, che aveva assicurato per decenni una
certa stabilità internazionale. In gran segreto cominciano le
trattative con la Polonia e la Repubblica Ceca per realizzare il
cosiddetto “scudo stellare”. Per il Parlamento Europeo è chiaro che gli
Stati Uniti vogliono dividere e indebolire l’Europa utilizzando gli
Stati politicamente più deboli e “naturalmente” ostili alla Russia. Il
Presidente francese Chirac afferma: „Dovremmo
stare molto attenti a non incoraggiare la creazione di nuove linee
divisorie in Europa o il ritorno ad un vecchio ordine.” („We should be very careful about encouraging the creation of new dividing lines in Europe or the return of an old order.”) NYT, 15.4.2007)
Nel maggio, grazie soprattutto alla nascita dell’iniziativa popolare
NeZakladnam, i cittadini cechi vengono a conoscenza che a loro insaputa
si vuole permettere a truppe straniere di occupare di nuovo il loro
paese. Forse senza questo movimento i cechi sarebbero rimasti
all’oscuro del piano.
L’opposizione rimane forte e i sondaggi parlano chiaro: i 2/3 della
popolazione ceca è contro l’installazione del radar. Intanto si forma
un governo raccogliticcio, che raggiunge una maggioranza minima grazie
a due socialdemocratici che cambiano misteriosamente partito e grazie
ad una politica dei Verdi favorevole alla base americana. Per questo
vengono fortemente criticati sia all’interno del partito che dai Verdi
di altri paesi europei.Sono completamente e assolutamente contraria a
una nuova base militare in Repubblica Ceca (o da qualsiasi altra parte,
compreso il Regno Unito) come parte del sistema di difesa missilistica
degli Stati Uniti.
Nel febbraio 2007 il Governo Ceco comincia a discutere ufficialmente
con il governo degli Stati Uniti, pur sapendo bene che la maggioranza
della popolazione è contraria e oltre il 70% vorrebbe che la decisione
fosse presa tramite un referendum, reclamando un principio di
DEMOCRAZIA: dal greco demos" (popolo) e "kratos" (potere); cioè il
potere del popolo. Il 26 maggio 2007 l’iniziativa NeZakladnam
organizza una manifestazione nazionale a Praga. Partecipano 5.000
persone di diverse organizzazioni, età, estrazione sociale. Per gli
organizzatori è un successo: dimostra che la gente non solo non è
d’accordo, ma vuole anche manifestarlo. Ma i mass media cechi parlano
di un corteo di poche centinaia di persone, soprattutto comunisti e
pensionati.Video della manifestazione »
Il 17 novembre, anniversario della “Rivoluzione di velluto” che abbatté
senza violenza il regime comunista, si svolge una nuova manifestazione
a piazza San Venceslao a Praga: partecipano 5.000 persone e aderiscono
sindacati, artisti, intellettuali, politici.
Come capitava nel vecchio regime, il governo cerca di zittire ogni
opposizione. I mass media non riportano così la notizia dell’incontro
tra Jan Tamas, segretario del Partito umanista e portavoce di
NeZakladnam e l’ex premier Zeman, che si dichiara fortemente contrario
all’installazione del radar. Lo stesso giorno la televisione statale
afferma che gli oppositori del radar sono pagati dai russi. Una
commissione parlamentare smentisce la notizia, ma anche di questo i
cittadini non vengono informati.Manipolazioni e bugie sono pratiche
usate anche in altri campi. Già dalla guerra nella ex Jugoslavia gli
Stati Uniti avevano cominciato ad usare proiettili all’uranio
impoverito senza informare gli alleati. Il portavoce Nato generale
Giuseppe Marani ha dichiarato che "proiettili anticarro con uranio
esaurito sono stati usati dai piloti alleati contro le forze serbe in
Kosovo"e ha aggiunto che questi proiettili "non comportano alcun
rischio". Bulgaria-Italia.com, 3.5.1999
Invece migliaia di soldati italiani si sono ammalati e centinaia sono
morti a causa dell’uranio impoverito. Si scopre che gli Stati Uniti lo
hanno usato o lo stanno usando in Kossovo, Iraq, Libano e probabilmente
in Afghanistan. In questi paesi le deformazioni genetiche sono in
grande aumento. Video »
Da anni viene detto che lo scudo stellare è fondamentalmente pensato come protezione dai missili che l’Iran potrebbe lanciare. nelle pagine ufficiali del Missile Defence Agency: L’installazione
di missili intercettori in Polonia e di un radar nella Repubblica Ceca
è volta essenzialmente a difendere la maggior parte d’Europa dai
missili balistici a raggio intermedio e lungo lanciati dall’Iran. Scott Ritter, ex capo ispettore degli armamenti per le Nazioni Unite, ex ufficiale dei marines, ha detto: „Abbiamo visto che in Iraq non c’erano armi di distruzione di massa.“ Ma subito dopo gli Stati Uniti hanno cominciato la guerra contro l’Iraq. „…già da qualche settimana siamo coinvolti in questa guerra: e dove sono le armi di distruzione di massa? Ha
aggiunto che la situazione in Iran potrebbe seguire lo stesso andamento
e gli Stati Uniti potrebbero scatenare una guerra anche se non ci sarà
alcuna prova della pericolosità nucleare dell’Iran. „Qui si tratta
dell’imposizione dell’egemonia imperiale americana sul mondo. Qui si
tratta di mettere in pratica la dottrina di Bush sull’unilateralità
americana“ (Scott Ritter)
Esperti militari internazionali affermano che questo sistema di difesa
è del tutto inutile contro le migliaia di testate atomiche a
disposizione della Russia.Secondo una tesi molto diffusa, la vera
intenzione degli Stati Uniti è la militarizzazione e la conquista dello
spazio, cosa che porterebbe ad un controllo totale del nostro pianeta.
Questo è stato il motivo fondamentale per cui nel 2005 il Canada ha
rinunciato a collaborare con gli USA, comprendendo che non si sarebbe
trattato di un sistema di difesa ma di un sistema d’attacco. (Space4peace.org)
Ma cerchiamo di capire meglio come stanno le cose Intanto alcuni Paesi europei vengono coinvolti direttamente nel progetto americano: per esempio la Polonia, dove dovrebbero essere installati i missili intercettori e il Regno Unito che è pienamente d’accordo con questo piano, anche se la popolazione è contraria. L’Italia, mentre ufficialmente dichiara che riguardo a un progetto cosi importante dovrebbero esprimersi la NATO e l’Europa unita, nel febbraio 2007 firma un accordo segreto con gli Stati Uniti: verranno costruite in Italia altre basi militari all’interno del programma dello „scudo stellare“, oltre ad ampliare quelle già esistenti. Ma tutta l’Europa ne è coinvolta e i vari Governi hanno lasciato le popolazioni all’oscuro delle importanti decisioni che venivano prese sulle loro teste. Dall’altra parte la Russia, dopo la risposta negativa degli Stati Uniti alla sua richiesta di sospendere questo piano, ha cominciato a produrre nuove armi nucleari capaci di bucare lo scudo americano.
Schultze
nella dichiarazione della campagna Europa per la Pace, dice: L’Europa
non deve appoggiare alcuna politica che trascini il pianeta verso la
catastrofe. Scrivono Chomsky e Gorbachev nel 2007 nella loro adesione a questa campagna: E‘ possibile cambiare il futuro?Nel futuro immediato possiamo aspettarci che le grande aziende americane offrano ingenti commesse alle aziende della Republica ceca e di altri paesi europei; grazie alla pressione di queste aziende, è probabile che anche la NATO approverà il progetto del sistema di difesa. Pagati da queste aziende, opinionisti, politici e esperti parleranno in televisione per spiegarci i benefici di avere basi americane sul proprio territorio ed i benefici delle guerre umanitarie… e chi si oppone sparirà misteriosamente dalla scena. La possibile approvazione della NATO verrà usata quasi come una formula magica, capace di convincere dell‘utilità dello „scudo stellare“.anche quelli che in questo momento sono in dubbio. Il pensatore argentino Mario Rodriguez Cobos, conosciuto come Silo, ispiratore della Nonviolenza attiva, dice: „Che tutto termini nel caos a cui seguirà un nuovo inizio di civiltà o che inizi una fase di progressiva umanizzazione - questa alternativa non dipende da inesorabili leggi meccaniche ma dall’intenzione degli individui e dei popoli, dal loro impegno a cambiare il mondo”.
Nel dicembre 2007 il Movimento umanista, che già
insieme ad altre organizzazioni aveva dato vita in Rep. ceca al
movimento di protesta contro le basi americane, dichiara:
Ma questa nuova spregiudicata corsa agli armamenti non riguarda solo la Rep. ceca. ma tutta l’Europa e tutto il mondo. Il futuro si può ancora cambiare! June 22 pace crociata
riporto un articolo trovato sul "il giornale" di sabato 21 giugno 2008.. ogni volta resto meravigliato di come la Chiesa di roma riesca ancora a stupirmi..Vaticano: "Bandiere arcobaleno via dalle chiese"Roma - Perché preti e laici cattolici usano la bandiera arcobaleno come simbolo di pace invece della croce? Non sanno che quella bandiera è collegata alla teosofia e al New Age? È netto e documentato il giudizio contenuto in un articolo pubblicato da «Fides», l’agenzia della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli diretta da Luca De Mata, nei confronti del vessillo, simbolo del movimento pacifista, appeso anche nelle chiese e da qualche prete pure sull’altare. «Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano - si chiede “Fides” - hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno». L’agenzia vaticana ipotizza qualche risposta in proposito, vale a dire «la lunga litania degli eventi in cui la Chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione», dalle Crociate alla caccia alle streghe ai roghi di eretici. «Fides» a questo proposito ricorda però che non è il simbolo della croce in quanto tale «ad aver bisogno di essere emendato», quanto piuttosto «gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno, possono ritrovare motivo di conversione». Poi rilancia: «Questi uomini e donne di chiesa sanno qual è l’origine della bandiera della pace? Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo, non se ne preoccupano più di tanto». Le origini della bandiera della pace vanno ricercate, spiega l’agenzia, «nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino». Da sempre presente nella cultura indiana, ha preso la sua moderna versione dalla Società Teosofica, «un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, più nota come Madame Blavatsky». Il pensiero della corrente rappresentata dalla bandiera arcobaleno si basa sullo «gnosticismo», sulla «reincarnazione e trasmigrazione dell’anima», sull’esistenza di «maestri segreti» e riconduce al New Age, mentalità che predica la libertà più assoluta e il relativismo, l’idea dell’«uomo divino», il rifiuto della nozione di peccato. «Fides» spiega che esistono diverse versioni
di questa bandiera, una delle quali è riconosciuta ad Aldo Capitini,
fondatore del Movimento nonviolento, «che nel 1961 la usò per aprire la
prima marcia per la pace Perugia-Assisi», mentre un’altra «segnala che
la sua origine risale al racconto biblico dell’Arca di Noè» e dunque
sarebbe un simbolo cristiano a tutti gli effetti. In realtà - scrive
l’agenzia dopo aver ricordato che è anche il simbolo dei movimenti di
liberazione omosessuali - la bandiera rappresenta un’idea secondo la
quale «per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti
politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa
della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in
Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si
tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una
mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società
occidentali». La bandiera, conclude «Fides», è un simbolo sincretistico, che propone l’unità New Age nella sintesi delle religioni. Introdurla nelle chiese e nelle celebrazioni è da considerarsi «un abuso». June 18 l'intoccabileriporto un articolo tradotto dal belgio sull'ultima azione del nostro premier. ma quel 55% d'italia adesso cosa fa?
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Il 13 dicembre 2007 i leader dell’Unione europea hanno firmato il trattato di Lisbona, mettendo fine a diversi anni di negoziati sulla riforma istituzionale.
Il trattato di Lisbona modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, attualmente in vigore, senza tuttavia sostituirli. Il nuovo trattato doterà l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.
DUBLINO - No! L'Irlanda boccia con il 53,4% di voti
contrari il referendum sul Trattato di Lisbona, versione «alleggerita»
della Costituzione europea già respinta nel 2005 da francesi e
olandesi. Il no ha vinto in 27 contee su 43. Quindi, mancando
l'unanimità, il documento non può entrare in vigore nonostante gli
altri 26 Paesi dell'Unione europea l'hanno approvato o si apprestano a
farlo. E il presidente Napolitano dice: «Fuori dall'Ue chi vuole
bloccare la costruzione europea».
Campagna per il no in Irlanda (Afp)
«VINCE LA DEMOCRAZIA» - «Una vittoria per la democrazia», ha gioito Declan Ganley, l'uomo d'affari fondatore del gruppo Libertas che ha guidato la campagna contro il Trattato. «Il popolo irlandese ha mostrato coraggio e saggezza e ha mandato un messaggio forte al primo ministro Brian Cowen, che ora deve andare a Bruxelles e riferire il messaggio degli irlandesi, che vogliono democrazia e responsabilità per l'Ue». Secondo il quotidiano inglese Independent, Ganley ha stretti rapporti d'affari con il complesso militare-industriale statunitense: i favorevoli al Trattato lo ritengono legato ai neoconservatori Usa, e avrebbe racccolto fondi di dubbia provenienza dall'estero per la sua campagna.
BARROSO: «IL TRATTATO È ANCORA VIVO» - «Il Trattato è ancora vivo, non è morto», ha commentato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. «La Commissione europea ha fatto quello che doveva e quello che poteva» ha detto il portavoce dell'esecutivo, Johannes Laitenberger. «La ratifica non è una cosa che devono fare le istituzioni europee bensì gli Stati membri». Barroso aveva già detto con chiarezza che non esiste un 'piano B' in caso di bocciatura del Trattato. Né appare valida l'ipotesi secondo cui la ratifica irlandese potrebbe avvenire ugualmente per via parlamentare. La possibilità più concreta è che riprenda il negoziato come accadde nel 2005 dopo la bocciatura della Costituzione con il referendum di Francia e Olanda. Di certo si allungano i tempi per il partenariato con la Russia e per la presidenza forte auspicata dal presidente francese Sarkozy (dal 1° luglio la Francia assume la presidenza di turno dell'Ue). «C'è una responsabilità congiunta di tutti i Paesi per fare fronte alla situazione», ha concluso Barroso, secondo il quale il processo di ratifica delle altre nazioni deve comunque proseguire.
NAPOLITANO: «FUORI CHI BLOCCA L'UE» - Lo stesso concetto è stato espresso anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Le ratifiche devono continuare fino a raggiungere la soglia dei quattro quinti. Non si può neppure immaginare di ripartire da zero». Ma il capo dello Stato ha aggiunto un concetto ben più pesante: «È l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi - nonostante impegni solennemente sottoscritti - minaccia di bloccarli. Non si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Unione possa arrestare l'indispensabile, e oramai non più procrastinabile, processo di riforma».
FRANCIA E GERMANIA ANDARE AVANTI - Anche Francia e la Germania sono dispiaciute per il no al referendum in Irlanda e si augurano che il processo di ratifiche del trattato di Lisbona vada avanti. Lo afferma oggi una dichiarazione comune. Anche per il premier irlandese Brian Cowen il Trattato non è morto, anche se. precisa il primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker, «è chiaro che non potrà entrare in vigore il prossimo 1° gennaio», come previsto. Di parere opposto il presidente della Rep. ceca (Praga deve ancora approvare il Trattato), secondo il quale la ratifica è finita dopo la mancata approvazione di Dublino. Il no irlandese «non è una buona notizia», ma non fermerà il cammino europeo: ne è convinto il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos.
FINI: «CRISI» - A questo punto per l'Unione europea si aprono scenari imprevedibili. «Bisogna capire che cosa succede dopo il voto in Irlanda», ha detto Silvio Berlusconi nel corso del Consiglio dei ministri. Secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, «se gli irlandesi bocciassero il Trattato di Lisbona ci troveremmo in una situazione di crisi senza precedenti delle istituzioni europee».
CALDEROLI - Nettamente contraria l'opinione di Roberto
Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. «Un grazie al
popolo irlandese per il suo voto. Tutte le volte in cui i popoli sono
stati chiamati a votare hanno bocciato clamorosamente un modello di
Europa che viene vista lontana dai popoli stessi. I popoli, ancora una
volta, hanno dimostrato di avere maggiore saggezza rispetto a governi e
parlamenti. La sovranità appartiene ai popoli e solo i popoli possono
decidere di rinunciare ad essa».
Walter Veltroni
[Neue Zürcher Zeitung]
Il presidente del consiglio Berlusconi vuole limitare fortemente le competenze delle autorità giudiziarie
Il governo Berlusconi vuole limitare fortemente l’utilizzo dello strumento delle intercettazioni. Non solo l’opposizione, bensì anche il partito di maggioranza Lega Nord, temono che l’Establishement tenti di sottrarsi dal controllo della giustizia.
Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha annunciato, che intende varare un progetto di legge per la restrizione della facoltà di intercettazione delle autorità giudiziarie. L’obbiettivo è limitare le intercettazioni a indagini su mafia e terrorismo. Finora, l’intercettazione era ammessa per delitti punibili con almeno cinque anni di carcere. Inoltre, aggiunge Berlusconi, si punirà con una pena di cinque anni di reclusione chiunque violerà la nuova legge o pubblicherà comunicazioni telefoniche registrate dai giudici indagatori.
Autoprotezione per la classe politica?
Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano giustifica la proposta dicendo che in nessun altra democrazia occidentale verrebbero fatte altrettante intercettazioni quanto in Italia, e che la privacy di centinaia di migliaia, se non di millioni di Italiani venga ferita in modo sproporzionato. Secondo i dati del Ministro, attualmente in Italia vengono intercettate le comunicazioni di 100 000 persone per un costo di 280 millioni di Euro rispetto alle sole 1700 persone negli USA, 3700 in Svizzera, 5500 in Inghilterra e 20 000 in Francia.
I magistrati e due dei tre partiti di opposizione, Partito Democratico e L’Italia dei Valori, avvertono che il Governo rischia di ostacolare le indagini della procura per reati di corruzione e delitti finanziari. L’associazione dei giornalisti protesta contro il rischio d’incarcerazione per la pubblicazione di intercettazioni registrate, che non colpirebbe solo funzionari di giustizia ma anche per gli impiegati dei media.
Anche tra gli esponenti della Lega Nord, terzo partito al governo per numero di rappresentanti, si diffonde un malessere considerevole. La Lega, similmente ad Italia dei Valori prova in parte a delinearsi come forza di opposizione al corrotto Establishement politico. In un intervista, il precedente Ministro di Giustizia Roberto Castelli esprime il suo “personalissimo” sospetto, che la classe politica cerchi di sottrarsi dal controllo della giustizia riguardo a reati di corruzione ed abuso di potere, reati purtroppo molto tipici per la classe stessa. Negli ultimi anni, tra le vittime prominenti di intercettazioni telefoniche si conta l’ ex governatore protezionista della Banca d’Italia Antonio Fazio che fu coinvolto nello scandalo bancario del 2005, oppure anche il criminoso ex-direttore generale della Juventus Luciano Moggi.
Il Presidente della Repubblica spera in un compromesso
Antonio di Pietro, presidente del partito di opposizione ed ex-magistrato, avverte di non cedere ad un torvo compromesso da parte dell’Establishement. Denuncia anzi, che il Partito Democratico non combatte in modo abbastanza deciso questa proposta di Berlusconi. Di Pietro rammenta che gia durante il Governo Prodi, degli esponenti del Partito Democratico avevano cercato di imporre una limitazione delle l’intercettazioni, dopo che erano stati pubblicate registrazioni di intercettazioni per loro stessi compromettenti legate allo scandalo bancario del 2005
Martedì è intervenuto nella discussione anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Riconosce a Berlusconi che, dato il numero insolitamente alto di intercettazioni ed indiscrezioni, abbia aperto la discussione su di un problema vero. Al contempo stesso però, Napolitano, che funge da garante per una giustizia indipendente, eletto nel 2006 dal centro-sinistra, esprime la sua speranza in una soluzione che guardi oltre gli interessi dei partiti. A tale scopo, ha menzionato da un lato il diritto alla protezione della privacy, dall’ altro la necessità di un utilizzo “misurato” dello strumento delle intercettazioni.
[The Indipendent]
"Ieri l’Italia stava lottando con il problema di cosa fare con l’incubo diplomatico conosciuto come Mahmoud Ahmadinejad, il Presidente dell’Iran, che è in procinto di fare il suo primo viaggio in Europa occidentale questa settimana.
Colui che ha negato l’Olocausto e che ha ripetutamente richiesto di distruggere Israele, sta volando a Roma, con 40 capi di governo, per un vertice dell’ONU sul crescente prezzo del cibo. Gli organizzatori alla FAO (Food and Agriculture Organisation) insistono di non aver avuto altra scelta che invitarlo con i capi di stato di tutti gli altri 190 membri dell’ONU.
Israele è esasperata. “Immaginare sul podio di una organizzazione dell’ONU un leader che richiede la distruzione di uno stato membro è una disgrazia per ogni democratico” ha detto il suo ambasciatore a Roma Gideon Meir al quotidiano La Repubblica. La presenza di Ahmadinejad è anche stata duramente criticata nei media italiani ed una coalizione di gruppi laici con lo slogan “Siamo affamati di libertà” farà una protesta contro la visita fuori dal municipio di Roma, oggi.
Per il governo italiano, il compito di schivare l’indesiderabile opportunità di incontrarsi è stata relativamente semplice. Il Ministero degli Affari Esteri ha detto che un incontro fra il leader iraniano e il primo ministro Silvio Berlusconi sarebbe potuto accedere solo se Ahmadinejad fosse stato pronto a fare marcia indietro su Israele e l’Olocausto oppure a fare notevoli offerte sul programma nucleare dell’Iran. Nessuna di queste cose sta per avvenire, perciò un rifiuto educato non è stato difficile.
La posizione del Vaticano è più complicata perché gli incontri del papa con i capi di stato non seguono la stessa logica del compromesso di quelli che avvengono fra leader politici. In principio, il papa è sempre disponibile ad incontrare qualsiasi capo di stato e Ahmadinejad è incluso nella mezza dozzina di coloro che hanno richiesto un incontro, fra cui Luiz Ignacio Lula da Silva del Brasile, Cristina Kirchner dell’Argentina e Evo Morales della Bolivia.
Papa Benedetto considera importante il dialogo con l’Islam ed Ahmadinejad, che in passato ha scritto al papa riguardo al bisogno di interazione fra religioni ed ha descritto il Vaticano come “una forza positiva per la giustizia e la pace”. Era ansioso di cementare l’amicizia in germoglio questa settimana, ma il Vaticano stava disperatamente cercando di evitare l’imbrazzo di alto livello di un innamoramento Vaticano-Iran.
Un secco rifiuto di incontrare Ahmadinejad era comunque fuori questione. Alla fine il Vaticano ha deciso che l’unico modo per uscire da questa situazione era di rendere chiaro che il papa “non riceverà nessun capo di stato straniero” durante il corso del vertice di questa settimana.
Il capo di stato iraniano è il più strano membro del cast stellare che ha già cominciato ad arrivare nella capitale italiana, che ospita la sede della FAO. Gli altri leader che si sono impegnati a partecipare saranno il presidente francese Nicolas Sarkozy, il primo ministro giapponese Yasuo Fukuda e il presidente egiziano Hosni Mubarak.
Il vertice era stato originariamente pensato per concentrarsi sul rapporto tra il riscaldamento globale e l’aumento dei prezzi, ma l’ordine del giorno è stato dirottato dagli eventi. L’organizzatore, Herve Lejeune, assistente direttore generale della FAO, ha detto all’agenzia France Presse: “Quando abbiamo progettato questo vertice un anno fa, doveva riguardare l’impatto a lungo termine del riscaldamento globale e dei biocarburanti sulla sicurezza del cibo. Adesso abbiamo gli aumenti di prezzo. Quindi i problemi immediati ed il bisogno di investire in politiche dell’agricoltura di lungo termine saranno al centro della conferenza.”
Il prezzo del cibo nel mondo sono quasi raddoppiati negli ultimi tre anni e gli esorbitanti aumenti di prezzo dei cibi basilari hanno portato a rivolte in molti paesi africani ed in alcuni paesi dell’Asia. La FAO dice che 22 paesi, principalmente in Africa, sono ad alto rischio a causa dei prezzi da record di cibo e petrolio.
Il presidente della Banca Mondiale,
Robert Zoellick, anch’egli presente al vertice, dice che 2 miliardi di
persone nel mondo stanno lottanto per trovare i soldi per comprare il
cibo di cui hanno bisogno e 100 milioni di persone in paesi poveri
potrebbero essere spinti piú profondamente nella povertà dalla crisi."
[Vai all'articolo originale di Peter Popham]
fa pensare che quest’articolo venga proprio dagli stati uniti.. ancor prima di finire il loro sporco lavoro in iraq, già spargevano voci sulla minaccia iraniana, sul fatto k questo stato volesse fare ricerca nucleare militare ecc.. l’iran è il paese che ha in proporzione tra i più grandi bacini di petrolio e gas naturale, ma non ha raffinerie proprie per soddisfare il bisogno interno di energia, sepre crescente. 20 anni fa questo paese s’è dovuto imbarcare in una guerra difensiva contro l’iraq, durata 8 anni e simile alla nostra prima guerra mondiale, per un capriccio degli USA, che allora come oggi, decidevano la politica nella zona. ho qualche contatto in iran, e parlando a riguardo, mi dicono che le voci k circolano qui in europa sul loro armamento nucleare e una guerra all’occidente non sono più vere di quelle che in iran parlano dell’occidente come di satana. anche se, di fatto, l’occidente, con gli stati uniti in prima fila a tirare gli altri, in quella regione del mondo l’inferno l’ha portato realmente.
aggiungo: gli ultimi tre paragrafi dell’articolo voglio forse farci
pensare ai prodotti OGM (americani) come unica salvezza?? il cibo
prodotto al mondo è sufficente per sfamarlo, saziarlo e fargli fare
indigestione. con una distribuzione equa si avrebbe un boom per i
dietologi. i signori che si trovano a roma non hanno mai sentito un
crampo di fame. e i realtà vogliono che la situazione resti tale. uno
stomaco vuoto pensa a mangiare, non a far politica. meglio non
stringere troppo la cinta però: chi stà per morire di fame non ha paura
di morire per altri motivi. sconsiglio a ogni capo di stato di fare i
conti con rivoltosi affamati, o dovranno ordinare ai loro maggiordomi
una cena per molti ospiti. e il conto sarà alto.
UNICI COLPEVOLI I CITTADINI
di Marco Travaglio
"Buongiorno a tutti. Spero si possa ancora dire che l’intervento del Capo dello Stato in occasione della festa del 2 giugno tenuto ieri è stato tutt’altro che soddisfacente. Io per esempio non l’ho condiviso per niente. Non perché i principi che ha enunciato non siano giusti: basta con l’intolleranza, basta con le ribellioni allo Stato. Dipende da che cosa sta dicendo e a chi si sta riferendo. Si riferiva a Bossi? Che ha di nuovo minacciato che se non si faranno le riforme che vuole lui di marciare su Roma con cinquecentomila padani, peraltro tutti da individuare. Non si sa se questa volta armati, disarmati, travestiti da Obelix, o come diavolo si presenterebbero. Si riferiva a Berlusconi, che si è appena ribellato allo Stato, cioè agli arresti disposti dalla magistratura napoletana per lo scempio dei rifiuti, per le discariche truccate, per la monnezza non trattata che veniva nascosta sotto lievi coltri di monnezza trattata e magari anche profumata con la calce viva come dalle intercettazioni dell’enturage di Bertolaso e dalla immarcescibile FIBE-FISIA del gruppo Impregilo che hanno continuato a lucrare soldi nostri senza smaltire un grammo di rifiuti? Si riferiva a ..? Chi sono quelli che si ribellano allo Stato? Sono quelli che vogliono abolire le intercettazioni perché funzionano troppo, come hanno dimostrato anche in questo caso? Berlusconi ha approfittato del ricevimento al Quirinale per primo giugno per annunciare una legge contro le intercettazioni, cioè per disarmare una magistratura che già è stata messa in ginocchio da quindici anni di riforme di destra e sinistra che ormai provocheranno a ben breve il risultato della chiusura di alcuni tribunali e di alcuni uffici giudiziari che dichiareranno fallimento. Chi si ribella allo Stato è per caso chi manda a fare carotaggi e analisi a Chiaiano e poi dà i risultati prima che siano finiti i carotaggi medesimi dicendo che va tutto bene e che quello è il posto giusto per portarci l’immondizia? In una delle poche oasi incontaminate, dove si coltivano frutti di eccellenza, dove a pochi passi ci sono gli ospedali, nel centro della città. Quelli che si ribellano allo Stato chi sono? Sono quelli che dal 1999 calpestano le sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, della Corte Europea di Giustizia, le messe in mora e le procedure di infrazione della Commissione Europea sulle frequenze concesse a Rete4 senza concessione, anziché a Europa7, che la concessione ce l’ha? Chi si ribella allo Stato chi è? Quello che stava facendo fallire definitivamente Alitalia dopo aver messo in fuga i francesi di Airfrance che l’avrebbero probabilmente salvata? Chi si ribella allo Stato è per caso il senatore Schifani, presidente del Senato, che oggi regala le costituzioni ai bambini e che ha dato il suo nome, Schifani, a una delle leggi più incostituzionali che si ricordino, il “lodo Schifani”, che garantiva l’impunita alle cinque più alte cariche dello Stato, soprattutto a una, la più bassa, e che fu incenerito dalla Corte Costituzionale nel 2003? Chi si ribella allo Stato sono i politici campani, di cui Napolitano fino a prima di essere eletto presidente della Repubblica faceva parte, perché è li che aveva il suo collegio elettorale, che hanno creato per quindici anni l’emergenza immondizia e che adesso pretenderebbero di farla risolvere dagli stessi che l’hanno creata, compreso Bertolaso, che due anni fa era commissario alla monnezza e che non ha combinato niente, come tutti gli altri e che adesso viene riproposto, come la peperonata che ritorna sempre su, a risolvere un problema che anche lui ha contribuito a creare e ad aggravare? Chi si ribella allo Stato è chi non ha dato la protezione a questo imprenditore che aveva cominciato a parlare e che per questo è stato ammazzato, come tutti quelli che parlano in Campania, come in Calabria, come in Sicilia? Chi si ribella allo Stato è forse chi ha definito in campagna elettorale “eroe” Vittorio Mangano, cioè un malavitoso che non ha parlato? Allora, se in questo Paese gli eroi sono i mafiosi che non hanno parlato, allora questo che è stato ucciso per ha parlato non era un eroe. Dobbiamo decidere...
Ma temo che non intendesse parlare di queste categorie e di questi suoi colleghi il Capo dello Stato in questo suo, per così dire, infelice discorso per la festa della Repubblica. Temo che si riferisse alla gente di Chiaiano
che difende la sua oasi, che difende la sua qualità della vita, che
difende la possibilità di andare prima a verificare se un sito è o non
è idoneo a ricevere rifiuti, e poi dopo utilizzarlo. E non viceversa.
Ma è tutto sconvolto, non solo il vocabolario delle nostre istituzioni. È sconvolta la logica, è sconvolto l’ordine pubblico, è sconvolta la Costituzione. Di fatto vengono sospese le garanzie costituzionali, vengono vietate le manifestazioni come simboli di complicità con la monnezza e viene espropriata la magistratura del suo diritto-dovere di perseguire i reati e presto non avremo più nemmeno il controllo delle intercettazioni. Avremo l’esercito che andrà a militarizzare sempre più spesso, come peraltro Beppe Grillo aveva previsto, le situazioni che la politica non riesce più a governare se non con la forza, con i manganelli e con l’uso delle armi.
Stefano e Luigi, nel blog di Beppe Grillo, mi chiedono di spiegare la
sentenza del Consiglio di Stato, sul caso Europa7. Che sarebbe il caso
di chiamare “caso Rete4”, in realtà. Diciamo lo scandalo delle frequenze negate
a Europa7 da nove anni da parte dello Stato, al quale qualcuno si è
ribellato, ma non era la gente di Chiaiano e non era nemmeno
l’imprenditore di Europa7, Francesco Di Stefano. È l’azienda del nostro presidente del Consiglio, che non ha nemmeno bisogno di ribellarsi perché è da 25, 30 anni, fin dai decreti che Craxi faceva su misura per il Cavaliere, riesce a comandare in materia televisiva sia prima, sia durante, sia dopo la sua permanenza al governo. Le leggi in materia televisiva, da 25 anni a questa parte, le scrive sempre Berlusconi.
Solo che prima era costretto a pagare Craxi per sdebitarsi, mentre
adesso le fa direttamente lui e quindi non deve più pagare nessuno. Diciamo che risparmia. A me piacerebbe molto poter spiegare questa sentenza del Consiglio di Stato, ma questa sentenza del Consiglio di Stato non c’è.
O meglio, c’è, ma i vertici del Consiglio di Stato hanno pensato bene
di chiuderla in una cassaforte sabato mattina, poi se ne sono partiti
per il weekend lasciando ai giornalisti un comunicato scritto in ostrogoto,
forse in sanscrito. Nessuno ha capito cosa voglia dire, quindi dobbiamo
andare a tentoni. Diciamo, fidandoci di alcune parole chiave che
emergono in questo comunicato. Domani speriamo di avere finalmente la
sentenza sotto mano. Qual è il problema? Il problema nasce nel 1999
quando lo Stato italiano decide di riassegnare, secondo dei criteri
previsti dalla legge, per gli otto soggetti che hanno titolo a
trasmettere su scala nazionale. Si presentano vari pretendenti: si
presenta la Rai con le sue tre reti, si presenta Mediaset con le sue
tre reti, si presenta l’allora Telemontecarlo, si presentano vari
soggetti presenti all’epoca - Telepiù, c’era ancora Telepiù nero – si
presenta anche questo nuovo editore, Francesco Di Stefano, con due reti: una è Europa7, l’atra è 7plus. Vince la concessione
a trasmettere su scala nazionale con una di queste due reti, Europa7,
mentre perde la concessione nazionale Rete4. Perché? Perché fin da
cinque anni prima la Corte Costituzionale aveva stabilito che Mediaset,
come tutti i soggetti privati, non può possedere più di due reti
sull’analogico terrestre, cioè sul nostro telecomando classico che
utilizziamo per cambiare canale. Quindi, una delle reti o viene ceduta,
o viene trasferita sul satellite liberando le frequenza dell’analogico
terreste, che sono limitate e che quindi devono andare a chi ne ha
diritto. Nella fattispecie, Europa7 ha vinto la concessione e quindi
dovrebbe avere le frequenze. Chi c’è al governo in quel periodo? Massimo D’Alema.
Il governo D’Alema fa un bel decreto ministeriale in cui dice Europa7
ha diritto, anzi davanti all’authority che si è occupata di esaminare i
requisiti delle varie televisioni che chiedono di poter trasmettere,
Europa7 ha addirittura vinto su tutte le altre per la qualità dei
programmi del suo progetto di palinsesto che ha presentato. In questo
decreto c’è scritto che quindi Europa7 ha diritto di trasmettere, ma si
dimenticano di precisare su quali frequenze esattamente, perché? Perché
le uniche frequenze libere sono quelle che sono ancora occupate da
Rete4 e da Telepiù Nero. Rete4 di Berlusconi, Telepiù Nero degli amici
di Berlusconi, i quali naturalmente non hanno alcuna intenzione di
liberarle se il governo non glielo imporrà. E il governo non glielo
impone, anzi, consente a Mediaset di continuare a trasmettere su quelle
frequenze anche senza concessione per Rete4, in attesa di nuovi
sviluppi. Per cui Rete4, formalmente abusiva, cioè senza più
concessione, ottiene una proroga che non si sa quando finirà. A questo
punto interviene la Corte Costituzionale per la seconda volta. La prima volta nel ’94: principio antitrust,
due reti per ogni soggetto privato, la terza, via. Dato che nessuno ha
fatto niente in quei sette anni, nel 2001 la Corte Costituzionale torna
a ribadire: “guardate che Mediaset deve scendere da tre reti a due. È incostituzionale non agire.
È incostituzionale ogni legge che le consente di trasmettere su tre
reti. Panico, ovviamente, in Mediaset, ma chi c’è al governo? C’è
Berlusconi. Con l’apposito ministro Gasparri. Prima versione, viene
bocciata da Ciampi perché incostituzionale. Dicembre
2003. A questo punto a Natale del 2003, Berlusconi in persona firma un
decreto legge che si chiama “salva Rete4”. Cioè decide
che Rete4 può continuare a trasmettere. Nel frattempo entra in vigore
la Gasparri 2, questa Ciampi la firma. Nell’aprile del 2004, la
Gasparri 2 stabilisce che, fino al momento in cui entrerà in vigore il
digitale terrestre, Rete4 potrà trasmettere, perché tanto il digitale
terrestre è dietro l’angolo. Gasparri lo prevede nel 2006. Digitale
terrestre moltiplicherà il numero delle rete a centinaia e centinaia,
tutti avranno centinaia di televisioni tra le quali scegliere, per cui
che saranno mai quelle piccole tre reti di Mediaset? Rete4 quindi può
rimanere. Naturalmente è tutta una balla. Il digitale terrestre non esiste nemmeno oggi. Siamo nel 2008. Non esisterà nemmeno del 2010. Non esisterà nemmeno nel 2012. Forse, si dice, arriverà nel 2015, ma molto probabilmente arriverà prima la televisione su Internet che lo supererà e lo renderà già vecchio.
In ogni caso era una balla, era una truffa, che è servita a
procrastinare sine die questa fase transitoria che non finisce mai,
perché è in vista di un digitale terrestre che non arriva mai. E
intanto Di Stefano continua a rimanere al palo con la sua televisione,
per la quale ha investito una marea di soldi per creare un centro di
produzione di 22.000 metri sulla Tiburtina, otto studi di
registrazione, gli uffici, le tecnologie, la library con tremila ore di
programmi. Tutto ciò era necessario appunto per ottenere la
concessione. E tutto questo è una Ferrari che arrugginisce nel garage.
Perché? Perché non gli danno le frequenze. Non gliele da il
centrosinistra. Non gliele da Berlusconi nei cinque anni di governo.
Lui si rivolge, come fa un cittadino modello, ai tribunali. Il TAR,
che gli da parzialmente torto. Ricorre al Consiglio di Stato. Il
Consiglio di Stato, per far passare un po’ di tempo, o forse perché non
ha chiaro qual è il problema, manda tutto alla Corte di Giustizia Europea
chiedendo se le normative italiane che consentono questa situazione e
che sono state create nel corso degli anni da destra e sinistra, sono o
non sono compatibili con le norme europee. Anche la Corte di Giustizia
Europea non è che impieghi poco tempo per studiare il caso, anche
perché è un caso unico al mondo, e alla fine il 31 gennaio di quest’anno,
il 2008, emette la sua sentenza: le norme italiane che consentono a
Rete4 di trasmettere al posto di Europa7 in questa infinita fase
transitoria sono contrarie al diritto comunitario, quindi sono
illegali, quindi lo Stato italiano le deve disapplicare. È come se non
esistessero. Perché? Perché il diritto comunitario vale più delle
normative nazionali. Quindi il governo potrebbe sbaraccare la
legislazione attuale, imporre a Rete4 di sparire dall’analogico
terrestre, levarle comunque le frequenze – che non sono di Rete4, sono
nostre, sono un bene pubblico, che viene dato in concessione a un
privato se rispetta delle regole, ora che si dice che non rispetta
quelle regole, perché quelle europee valgono più di quelle italiane,
toglie le frequenze e le dai al legittimo, non proprietario, ma colui
che legittimamente le può utilizzare in base alla concessione vinta nel
’99. Invece il governo Prodi ormai è semi defunto, è
appena caduto, è in fase – diciamo – di disbrigo degli affari correnti
in attesa delle elezioni. Non se la sente di fare ciò che nemmeno
prima, quando era nel pieno delle sue funzioni Gentiloni aveva mai
fatto, e cioè dare le frequenze a chi ne ha diritto, e quindi viene
varato un decreto per ottemperare a varie prescrizioni che ci fa
l’Europa, tranne questa della Corte Europea di Giustizia. Nel frattempo
la Commissione Europea, cioè il governo d’Europa, il governo Barroso
tramite il commissario Kroes, ha aperto una procedura di infrazione
sulla Gasparri a proposito di un altro “buco” della Gasparri, e cioè il
fatto che la Gasparri garantisce l’accesso a questo mitologico digitale
terrestre solo ai soggetti che sono già presenti sull’analogico, e cioè
Mediaset e Rai. Invece di aprire il mercato, come ci era sempre stato
raccontato, proprio la legge Gasparri, fa entrare nel digitale
terrestre solo quelli che sono già presenti nell’analogico terrestre,
il che significa non solo che oggi abbiamo il duopolio Rai-Mediaset, ma che ce lo avremo per sempre. Per l’eternità,
perché nessuno di quelli esclusi oggi dall’analogico terrestre potrà
entrare nel digitale terrestre. E per questo ci ha messo in mora nel
2006 avvertendoci che se entro un paio di anni non avessimo sbaraccato
la Gasparri, sarebbe partita una multa retroattiva proprio dal 2006
fino addirittura ad arrivare a 3-400.000 euro al giorno, che se li
spalmiamo su tre anni diventano addirittura 300 milioni di euro
che ci potrebbero capitare se entro qualche mese la Gasparri non fosse
risolta. A questo punto arriva il governo Berlusconi. Torna Berlusconi
per la terza volta. Tenta immediatamente di fare un colpo di mano, cioè
di rispondere all’Europa dicendo “chi ha avuto, ha avuto. Chi ha dato
ha dato. Scurdammoce ‘o passato” e scurdammoce soprattutto le sentenze
della Corte Costituzionale, le sentenze della Corte Europea, la messa
in mora della Commissione Europea, la procedura di infrazione. Lo status quo
rimane così, finché non ci sarà il digitale terrestre. Cioè in un
futuro che forse arriverà tra sei, sette anni. Vogliono stabilire e
cristallizzare una situazione illegale, per evitare
di dare a Europa7 ciò che anche la Corte Europea ha stabilito sia suo
diritto avere. Ultima puntata, sabato, il comunicato che annuncia la
sentenza. Sentenza che dovrebbe chiudere questo contenzioso che è
basato su ben sette cause che Europa7 ha fatto allo Stato italiano.
Dice, in sintesi, il comunicato che: “il ricorso che aveva fatto
Mediaset, - qui si parla di RTI, perché è la società che si chiama così
– viene respinto, e spetterà all’amministrazione, cioè al governo, cioè
al sottosegretario ad personam, o ad aziendam, Paolo
Romani, applicare la sentenza della Corte Europea di Giustizia e
rideterminare le frequenze in base alle richieste di Europa7”. Che cosa
voglia dire tutto questo, non lo sappiamo. Non sappiamo se il Consiglio
di Stato dice al governo: “dai le frequenze a Europa7 e toglile a
Rete4”. Oppure: “decidi tu come vuoi”. Oppure: “facci sapere cosa vuoi
fare, dopodichè noi stabiliremo quale sarà il risarcimento
che dovremo dare a Europa7, senza che però nessuno le dia le
frequenze”. Sono formule ambigue che però speriamo finiscano domani,
quando arriverà finalmente il testo completo della fatidica sentenza.
Quello che si può arguire fino a questo momento è che il Consiglio di
Stato affida al governo Berlusconi di risolvere un problema che è stato
creato dai governi Berlusconi per favorire l’azienda di Berlusconi;
oltrechè dalla cosiddetta opposizione di Berlusconi che ha remato dalla
sua parte, come sempre è avvenuto in materia televisiva. Vedremo che
cosa dirà la sentenza. Certo che affidare a Berlusconi la risoluzione
del problema Rete4/Europa7 ricorda tanto l’affidare a Berlusconi e a
Bertolaso la risoluzione del problema della monnezza, d’accordo con
Bassolino. Cioè d’accordo con l’altro, che con Berlusconi e Bertolaso
ha collaborato a crearlo. È come se, di fronte a un delitto, si affidasse il compito di risolvere il caso all’assassino."
Sviluppo del trasporto aereo.
Modifica dei termini del prestito concesso ad Alitalia dal decreto
legge 80/2008. La relazione spiega che la norma consente alla compagnia
di bandiera di poter utilizzare il prestito ponte di 300 milioni di
euro anche per far fronte alle perdite che comportino una diminuzione
del capitale versato e delle riserve al di sotto del livello minimo
legale, circostanza che precluderebbe per lo Stato la privatizzazione
della società e il suo risanamento.
23/05/2008
Berlusconi ha promesso in campagna di introdurre
la politica immigratoria italiana, anche col rischio mettere sotto
giudizio i principi basici del diritto comunitario, contrario alla
criminalizzazione dei senza documenti. Ha compiuto, a pieno, la sua promessa con la prima riunione del Governo a Napoli.
La scelta della capitale della Campania per la riunione ha a che fare con la grave crisi a cui è soggetta questa città che da mesi, data la mancanza della raccolta dei rifiuti, ha questo problema, nel quale è implicata la Camorra. Il primo ministro ha tranquillizzato i napoletani assicurando che “tornerà a fiorire” e per questo ha deciso di aumentare le discariche, che saranno vigilate a partire da subito dalle forze dell’ordine ed eventualmente dall’Esercito. Napoli è stata scenario, d’altra parte, come a Roma, di germogli di razzismo contro gli zingari rumeni.
La soluzione di Berlusconi per l’immigrazione illegale è l’aumento delle misure repressive: ha dato il via ad una normativa che include la creazione di un nuovo delitto, quello di immigrazione clandestina, punito con pene tra i sei mesi ed i quattro anni di carcere. Attualmente, ci sono circa 700.000 stranieri con situazioni irregolari in Italia. È prevedibile che il progetto di legge venga approvato in Parlamento, data la comoda maggioranza di governo nelle due camere. E potrebbe essere operativo prima di agosto.
L’autore della nuova normativa, che ha suscitato la protesta della sinistra nel Parlamento Europeo, così come nel Consiglio d’Europa e ONG, è il ministro della Giustizia, Niccolò Ghedini, l’avvocato personale di Berlusconi nelle varie cause aperte che ha. Ghedini assicura che Il Cavaliere non approverebbe mai una legge inumana. Senza dubbio, il pacchetto approvato indica molto bene il contrario: aumento della pena di un terzo in caso di altri delitti, espulsione immediata, sanzioni penali per chi gli affitta una casa, difficoltà per il raggruppamento familiare, detenzione fino a 18 mesi nei centri di detenzione, eccetera.
Sono misure che in altre circostanze avrebbero sollevato grandi proteste nel resto d’Europa. Però, per disgrazia, anche l’UE si sta lasciando contagiare da questo clima contro l’immigrazione. Con l’aggravante che nasconde l’inasprimento dietro al cinismo: adesso, si dice, non si tratta di denunciare la politica di Berlusconi, bensì di contenerla.
“Articolo originale di EDITORIALE”
la soluzione ad un problema non è l'eliminazione del problema stesso.. e comunque.. dove si pensa di imprigionare queste 700.000 persone? già due anni fa è stato necessario l'indulto per liberare le carceri sovraffollate. magari si ha in mente di creare nuove prigioni speciali, ampie.. le potrebbero chiamare "campi di prigionia"..proprio l'ultimissima frase dell'articolo mi ricorda il comportamento di francia e inghilterra negli anni dell'ascesa di hitler..
consiglio a tutti di vedere un film, "l'appartamento spagnolo", girato negli anni della costruzione della comunità studentesca europea, fondazione del progetto erasmus.. gli anni in cui si credeva possibile superare le insensate barriere nazionali, almeno per i giovani.
di A. M.
Caro Beppe sono un ragazzo calabrese di 24 anni da poco laureato. A sttembre
2007 dopo aver visto la trasmissione di rai2 "Confronti" di Gigi Moncalvo, come
da loro consigliato ho inviato un commento con una mail. È stato istintivo, se
non del tutto coscienzioso dopo aver sentito dire che Sgarbi è un uomo pieno di
doti. Per me era finita li e il tempo è passato. Dopo 8 mesi, verso le 12
arrivano i CARABINIERI a casa per dirmi che mi hanno denunciato per aver inviato
quella mail. Io nella mail non ho scritto nulla di offensivo se non che il
servizio pubblico è sfruttato da giornalisti servi dei potenti. I miei genitori
mi vogliono fucilare, non capiscono..
Oltre il danno la beffa. Non solo
bisogna sopportare un servizio pubblico occupato dai privati, ma se provi solo a
contestarli minimamente come umile cittadino ti arrestano pure. Volevo chiederti
un consiglio, non so ne che fare ne in che guaio mi son cacciato, sai com'è, in
dittatura perdi tutti i tuoi diritti e mi sa che noi ne abbiamo persi già
troppi.
non me ne vergogno di dirlo, inizio ad avere paura.
L’opposizione in Italia si è unita al coro di quelli che attaccano chi critica il nuovo presidente del Senato. Che non abbia imparato nulla dai passati accordi con Berlusconi?
Non si è dovuto aspettare molto per sentire gli effetti della vittoria di Silvio Berlusconi sui media Italiani. Domenica, il presentatore di un talk show di attualità si è fermato prima delle telecamere della RAI, la televisione pubblica italiana, ed ha chiesto perdono alla nazione.
“L’offesa non appartiene al mio stile” ha detto Fabio
Fazio ai telespettatori. “Quindi, quando ciò accade, non posso che
scusarmi”.
E’ stata una scena degna della rivoluzione culturale.
Fazio si stava riferendo ad un episodio della sera
precedente, avvenuto mentre stava intervistando un collega giornalista,
Marco Travaglio.
Uno dei primi incarichi assegnati da Berlusconi
è stato quello di presidente del Senato. E’ un lavoro chiave in Italia
perché è la carica presidenziale seconda soltanto a quella del
Presidente della Repubblica. Se quest’ultimo muore - e il presidente in
carica, Giorgio Napolitano, ha 82 anni - allora il presidente del
Senato diviene capo dello stato.
La scelta di Berlusconi per l’illustre incarico è Renato Schifani, un avvocato siciliano. Travaglio ha manifestato a gran voce la sua perplessità su come nessuna delle principali testate giornalistiche abbia commentato sul fatto che Schifani abbia avuto “amicizie con mafiosi”.
C’è stata, inevitabilmente, una rivolta della destra. Uno dei ministri
di Berlusconi ha parlato di “scandaloso agguato” al nuovo presidente.
Un collaboratore del governo ha detto - che novità! -
che il Primo Ministro dovrebbe cacciare Travaglio dalla RAI. C’è stato
chi ha suggerito che il giornalista fosse parte di una cospirazione.
Ma ciò che nessuno degli amici di Schifani ha detto è che il commento era impreciso.
Ci sono, infatti, due controversi periodi nel passato del presidente
del Senato ed a queste è stato fatto riferimento in due recenti libri, uno dei quali co-firmato da Travaglio.
Il libro sostiene che, negli anni ‘80, Schifani è stato socio in una azienda nella quale gli altri due suoi
soci sono stati in seguito condannati per reati di mafia. Uno era un
“padrino” in piena regola del paese di Villabate. Negli anni ‘90, il
futuro presidente del Senato vinse un contratto come consulente delle autorità locali questo nel momento in cui erano nella stretta di Cosa Nostra. Il consiglio comunale fu conseguentemente sciolto perché troppo profondamente soggetto all’infiltrazione criminale.
Ora, è necessario fare notare che Schifani non è mai stato indagato per alcun reato collegato alla mafia e tanto meno
si è tentato di farlo. In entrambi i casi il collegamento con Cosa
Nostra dei suoi consociati e delle autorità locali è venuto alla luce
rispettivamente solo dopo il suo personale coinvolgimento
con loro. Non c’è ragione di supporre che egli fosse consapevole,
durante i suoi affari con loro, delle loro losche conoscenze.
Ma questo potrebbe sembrare, nonostante tutto, sufficiente per mettere in dubbio il suo giudizio, specialmente essendo stato
investito di una così alta carica. In molti paesi, immagino, il nuovo
Presidente sarebbe stato invitato alla successiva puntata del programma
per spiegare come potesse essersi immischiato con quel tipo di persone. Invece, la RAI si è scusata per averlo offeso.
Schifani, da parte sua, ha detto che le accuse di Travaglio erano
basate su “fatti inconsistenti o manipolati, nemmeno meritevoli di
generare sospetti”, aggiungendo che “qualcuno vuole minare il dialogo
fra il Governo e l’opposizione”. Questo suggerisce un altro aspetto di
questa bizzarra storia.
Potreste aver pensato che gli oppositori di Berlusconi di centro-sinistra si siano lasciati scappare un opportunità di mettere in imbarazzo il Primo Ministro e la sua squadra. Nemmeno un po’! Con la singola eccezione dell’ex Pubblico Ministero anti-corruzione, Antonio Di Pietro, tutti si
sono schierati con Schifani contro Travaglio. Il capogruppo del
centrosinistra al Senato ha detto che le parole del giornalista erano
“inaccettabili” e ha deplorato il fatto che Schifani non fosse presente
per difendersi.
Quindi l’opposizione, non per la prima volta nella storia d’Italia, sta sperando di fare un patto con Berlusconi. Sta sperando
di ottenere il suo favore per una serie di riforme, inclusa la riforma
elettorale, che sono reputate di vitale importanza per il futuro della
nazione. Quindi non vogliono far nulla che potrebbe turbare o - per
usare le parole di Fabio Fazio - “offendere” il nuovo Primo Ministro
italiano.
Ci siamo già passati. Nei tardi anni ‘90, quando la
sinistra era al governo, alcuni dei suoi leader dissero che avrebbero
potuto raggiungere un accordo con Berlusconi sulle riforme
costituzionali. Ma i negoziati divennero così protratti e complicati, e
la collaborazione con Berlusconi fu considerata così importante, che la sinistra si dimenticò di concludere durante il suo mandato l’approvazione di una legge che regolasse il conflitto di interessi tra i suoi ruoli di magnate della
TV e di leader politico. Alla fine, la riforma costituzionale non è mai
stata fatta. E Berlusconi è tornato al potere con il suo impero
mediatico intatto.
Potreste avere immaginato che abbiano imparato qualcosa da questo.
[Vai all'articolo originale di John Hooper]
una volta esistevano le radio e le tv di quartiere(anche una rete mediaset è nata come tale..), tramite cui era possibile fare sentire la propria voce con minimi investimenti, ora cosa si può fare per farsi ascoltare? pochi leggono i giornali, quasi nessuno si informa su internet. è come se alle elezioni solo un partito avesse diritto alla campagna elettorale.. se avete visto V per vendetta, ricorderete come il protagonista occupi la tv d regime per lanciare un messaggio, svegliando i cittadini dal sogno artificiale in cui erano mantenuti dal regime. purtroppo servirebbe ben altro per svegliare gli italiani da quest'incubo.
“Nato
nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava
alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la
voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un
cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui
poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un
ideale ti porterà dolore.”
Giuseppe Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo nel 1963).
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'Idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.
di A. B., comandante
I dati sono estratti dall’annuario 2007 dell’AEA (Association of European
Airlines) e sono verificabili al seguente indirizzo internet: http://www.aea.be/dbnetgrid2//htmleditor/UploadFiles/Yearbook2007.pdf
L’AEA è un’associazione che, fra le altre cose, raccoglie i dati
statistici delle 31 Compagnie aeree associate e li pubblica nel suddetto
annuario.
In sostanza i dati da essa pubblicati sono forniti dalle stesse
Compagnie aeree e, quindi, sono dati ufficiali.
Paragonando alcuni indicatori
dell’Alitalia con quelli di altre Compagnie aeree europee, che funzionano bene,
si può ottenere una visione di quali potrebbero essere i reali problemi della
nostra aerolinea.
Alitalia, nel 2006, ha avuto a libro paga 62 persone per
ogni aeroplano contro le 159 dell’Iberia (compagnia dalle dimensioni molto
simile alle nostre) e le 246 del gruppo Air France-KLM (praticamente il
quadruplo).
Per ogni 100 € incassati, l’Alitalia ne spende 15,6 per pagare il
personale e 94,2 per tutto il resto rimettendoci 9,9 € di tasca propria.
Per
far volare i propri aeroplani e trasportare i propri passeggeri, invece, l’Air
France-KLM, per esempio, ne spende, sempre per ogni 100 € incassati, 31,5 per
pagare il personale e 65,6 per tutto il resto guadagnandone 2,8 ogni 100 (non
sarà molto ma a quanto pare basta per essere i più grandi d’Europa).
I costi
diretti di una linea sono quelli relativi al carburante, equipaggi,
manutenzione, tasse di sorvolo e stazionamento ecc., quelli indiretti sono
quelli relativi alle consulenze, all’amministrazione, alla pubblicità alle
sponsorizzazioni ecc.
Sembrerebbe ovvio affermare che, a parità di ore di
volo, i costi diretti debbano essere uguali a quelli delle altre compagnie
(fatta eccezione per il carburante senza assicurazione di hedging).
A meno
che, infatti, l’Alitalia non faccia viaggiare i propri aeroplani con gli
aerofreni estratti (consumando il doppio) o gli faccia sorvolare due volte la
Francia sulla rotta per New York (pagando due volta la tassa di sorvolo) non si
vede perché le sue linee dovrebbero costare di più che alla concorrenza; se ciò
non avviene allora se ne deduce che i costi diretti dovrebbero essere gli stessi
se non addirittura inferiori, visto che il personale costa circa la metà che
agli altri e produce il doppio.
di R. V.
Il primo nome della cordata "SALVA"-Alitalia si chiama SALVATORE LIGRESTI
(Paternò, 1932) è un imprenditore italiano.
Dopo essersi laureato in
ingegneria a Padova si trasferì a Milano. Divenne ben presto uno dei principali
immobiliaristi di Milano ma nel 1992 risultò coinvolto in tangentopoli, venne
arrestato e condannato per tangenti. Dopo aver patteggiato con la giustizia
torna all'attività di costruttore.
Nel luglio del 2004 è diventato
amministratore delegato della Rcs MediaGroup, società editrice di quotidiani
quali il Corriere della Sera e la free press City; dall'aprile 2006 nel
consiglio di amministrazione di questa società siede la figlia
Jonella.
Ligresti è presidente onorario di Fondiaria Sai, gruppo assicurativo
quotato sulla Borsa di Milano e controllato dalla famiglia Ligresti tramite la
holding Premafin Finanziaria Spa Holding di Partecipazioni che direttamente o
indirettamente ne possiede una quota del 47%.
Sempre attraverso Premafin, la
famiglia Ligresti possiede il 5.291%[2] di Rcs MediaGroup e partecipa al patto
di sindacato che controlla la società editrice.
Premafin, come Fondiaria Sai,
è quotata sulla Borsa Italiana: PF
Premafin è controllata da un patto di
sindacato stipulato tra società riconducibili a Salvatore Ligresti e ai suoi tre
figli.
Il gruppo Starlife controlla il 17.613% della finanziaria tramite
Sinergia Holding di Partecipazioni Spa (10.112%), controllata direttamente da
Starlife SA, e Immobiliare Costruzioni IM.CO. Spa (7.501%), controllata da
Starlife SA tramite Sinergia.
I tre figli di Salvatore Ligresti controllano
il 29% della società tramite tre holding lussemburghesi:
-Giulia Maria
Ligresti tramite Canoe Securities SA
-Gioacchino Paolo Ligresti tramite Limbo
Invest SA
-Jonella Ligresti tramite Hike Securities SA
Ciascuno possiede
un 9.687% della società ma tutte le quote sono intestate alla fiduciaria
Compagnia Fiduciaria Nazionale Spa I PROSSIMI NOMI SARANNO SICURAMENTE
Tronchetti Provera e le sue banche e poi sicuramente Silvio
Berlusconi
Diciamo che cominciamo bene! Questi signori cosa
farenno?
Sicuramente si divideranno già il prestito ponte di 300 mil. di €
cosi almeno si potrà comperare Ronaldinho. POVERA ITALIA!
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